Un alto investigatore della polizia ungherese, che ha reso pubbliche accuse esplosive su presunte pressioni dei servizi di intelligence e su un’operazione coperta contro il partito di opposizione Tisza, ha ricevuto un’ondata straordinaria di sostegno pubblico: una campagna di crowdfunding ha raccolto quasi 730.000 € in soli due giorni.

La campagna per Bence Szabó, capitano della divisione cybercrime dell’Ufficio nazionale ungherese di investigazione (NNI), è rapidamente diventata una delle più grandi mobilitazioni del genere nella regione. L’impennata di sostegno arriva in un momento politicamente esplosivo per il primo ministro Viktor Orbán, che si trova ad affrontare, secondo i sondaggi, quella che potrebbe essere la sua più difficile battaglia per la rielezione da quando è tornato al potere nel 2010.

Diversi sondaggi indipendenti mostrano ora il partito Tisza di Péter Magyar ampliare il proprio vantaggio sul Fidesz di Orbán in vista delle elezioni del 12 aprile, con una rilevazione che attribuisce a Tisza il 56% tra gli elettori decisi contro il 37% di Fidesz.

L’insider della polizia che ha parlato pubblicamente

La vicenda è diventata pubblica dopo che il sito investigativo ungherese Direkt36 ha pubblicato dettagli basati su documenti interni, fonti riservate e un’intervista registrata con Szabó, nella quale descriveva presunte pressioni dei servizi segreti attorno a un caso politicamente sensibile.

Secondo la ricostruzione, il caso è iniziato nel luglio 2025, quando l’NNI ha ricevuto una segnalazione secondo cui due cittadini ungheresi sarebbero stati coinvolti in materiale pedopornografico. L’Ufficio per la protezione della Costituzione (AH) avrebbe spinto gli investigatori a effettuare con urgenza perquisizioni nelle abitazioni dei sospettati.

Durante le perquisizioni, gli agenti hanno scoperto di aver preso di mira due specialisti IT collegati a Tisza, il partito di opposizione attualmente in testa nella maggior parte dei sondaggi. Pur non essendo stato trovato materiale pedopornografico, gli investigatori avrebbero rinvenuto centinaia di screenshot di messaggi che indicavano quella che sembrava essere un’operazione politica più ampia, volta a infiltrare o compromettere i sistemi informatici del partito.

Szabó, che lavorava nell’unità per lo sfruttamento minorile incaricata del fascicolo originario, ha dichiarato che lui e i suoi colleghi si sono convinti di essere incappati in un’operazione collegata ai servizi di intelligence.

Ha descritto interventi insoliti da parte dell’AH, tra cui pressioni sulle procedure di recupero dei dati e la presunta rimozione dei dati sequestrati da parte di funzionari dell’intelligence senza documentazione.

Ha inoltre affermato che i vertici dell’NNI avrebbero impedito agli investigatori di proseguire sulle prove legate all’operazione contro Tisza o di allegare formalmente le loro conclusioni al fascicolo.

Secondo Szabó, diversi agenti hanno quindi avviato quella che ha definito una “indagine ombra” per preservare la documentazione, sia per tutelarsi sia per garantire che le prove fossero pronte qualora il caso fosse stato autorizzato a proseguire.

L’ufficiale ha inoltre confermato accuse secondo cui Evelin Vogel, ex compagna del leader di Tisza Péter Magyar, sarebbe stata coinvolta in un team operativo contro il partito, anche se Vogel ha negato le accuse.

Il caso contro Szabó

Poco dopo la pubblicazione dell’inchiesta di Direkt36, le autorità hanno perquisito il luogo di lavoro di Szabó e successivamente il suo appartamento, sequestrando diversi dispositivi di archiviazione dati, secondo la sua avvocata Adrienn Laczó.

La perquisizione dell’appartamento si sarebbe conclusa alle 2 del mattino, dopodiché Szabó è stato interrogato dall’Ufficio del procuratore investigativo centrale in qualità di indagato per sospetto abuso d’ufficio. Secondo quanto riportato, non ha rilasciato dichiarazioni.

Szabó aveva già presentato le dimissioni dalla polizia ed era nel periodo di preavviso al momento delle perquisizioni, ma gli eventi sono ora destinati a porre fine alla sua carriera nelle forze dell’ordine.

Nella testimonianza registrata, ha spiegato di aver parlato pubblicamente perché non riteneva più che alcuna istituzione nazionale avrebbe affrontato seriamente ciò che considerava un uso politicamente motivato delle strutture statali. Ha affermato che la questione centrale non riguarda semplicemente una singola indagine, ma se le istituzioni ungheresi stiano ancora operando secondo un’applicazione uguale della legge.

Il crowdfunding record trasforma il caso legale in mobilitazione civica

Il caso legale si è rapidamente trasformato in un più ampio movimento pubblico. Una campagna lanciata dal fratello di Szabó su 4fund.com il 4 aprile puntava inizialmente a raccogliere 12.500 €, ma in 48 ore ha raggiunto 729.482 €, superando l’obiettivo originario di oltre il 5.800%.

Il ritmo è stato notevole: più di 250.000 € sono arrivati nelle prime tre ore, mentre il totale ha superato i 500.000 € entro 12 ore.

Secondo i dati della piattaforma forniti dagli organizzatori, il 78% di tutte le donazioni era inferiore a 20 €, con il contributo singolo più frequente pari esattamente a 20 €: un segnale che la forza della campagna derivava da micro-donazioni di massa piuttosto che da pochi finanziatori facoltosi.

Gli organizzatori hanno poi interrotto la raccolta fondi nonostante il continuo afflusso, annunciando che una parte del denaro sarebbe stata destinata a cause benefiche.

Migliaia di commenti hanno accompagnato le donazioni, con sostenitori che descrivevano Szabó come un simbolo di onestà, coraggio e integrità istituzionale.

Pressione elettorale su Orbán

Lo scandalo arriva nella fase finale di una campagna elettorale già considerata tra le più decisive in Europa quest’anno.

Orbán, al potere da 16 anni, si è affermato come il leader illiberale più duraturo dell’Unione europea, entrando spesso in conflitto con Bruxelles su questioni legate allo Stato di diritto, alla politica sull’Ucraina e ai fondi europei congelati, mantenendo al contempo stretti legami politici con settori della destra statunitense.

Ora, con Tisza in vantaggio a doppia cifra nei sondaggi e gli scandali sulle presunte pressioni statali che alimentano l’indignazione pubblica, il caso Szabó rischia di diventare qualcosa di più di una semplice vicenda giudiziaria.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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